Definizioni e commenti

Nel rapporto quotidiano con i pazienti è normale verificare la confusione terminologica con cui questi spesso si esprimono. Niente di male, perché il medico intuisce ciò che il paziente vuol dire, e, durante una visita, può spiegare e far capire. Mi pongo in ogni modo questo problema nel momento in cui, in rete, si è letti da visitatori che in tale sede vorrebbero spiegazioni chiare. Premetto perciò alla serie di articoli sugli argomenti flebologici, alcune definizioni e precisazioni su termini fondamentali.

Vena: vaso sanguigno nel quale la corrente ha senso centripeto rispetto al cuore. Escluse le vene polmonari tutte le vene convogliano sangue venoso.(*)
Arteria: vaso sanguigno nel quale la corrente ha senso centrifugo rispetto al cuore. Escluse le arterie polmonari tutte le vene convogliano sangue arterioso.(*)
Tutti vorremmo che i pazienti capissero bene la differenza tra vena ed arteria. Le due definizioni spiegano che nelle arterie scorre il sangue che, ossigenato dai polmoni, è spinto dal cuore negli organi e tessuti periferici, per la loro nutrizione. Con le vene il sangue ritorna al cuore ed ai polmoni per essere ossigenato e ridistribuito.
Lasciamo da parte ciò che le due definizioni richiamano sulle vene ed arterie polmonari.
Qui tratteremo esclusivamente di vene ed in particolare di vene degli arti inferiori, vale a dire di vene delle gambe (dalla caviglia al ginocchio) e di vene delle cosce (dal ginocchio all'inguine)

Vena grande safena (o vena safena interna): continuazione della vena dorsale mediale del piede, confluisce nella vena femorale e raccoglie il sangue proveniente dai tegumenti (cioè dalla pelle) della regione mediale della gamba, della coscia dello scroto e della parte inferiore della parete addominale.(*)
Vena piccola safena (o vena safena esterna): continuazione della vena dorsale laterale del piede, confluisce nella vena poplitea e raccoglie il sangue proveniente dai tegumenti dei tratti posteriori e laterali della gamba.(*)
Sono queste le vene di cui parleremo e consigliamo uno sguardo ai disegni che ne illustrano il decorso e la distribuzione delle vene collaterali ad esse affluenti.

E' detta varice, o vena varicosa, o flebectasia una dilatazione venosa con permanente alterazione della parete vasale. … Fatta eccezione di alcune assai rare varici congenite e come tali presenti fin dalla nascita, nella grande maggioranza dei casi si tratta di varici acquisite.(Luigi Gallone)
Questo mi sembra chiaro ed essenziale. Quell'accenno alla "permanente alterazione" deve far capire che ci troviamo di fronte ad una degenerazione della parete del vaso e che perciò la terapia medica potrà alleviare dei sintomi, o rallentare la degenerazione stessa. Se si vuole trattare il vaso malato, per cercare una risoluzione che tenda al definitivo, bisogna ricorrere ad altre metodiche.

Teleangectasie (o capillari): dilatazioni, generalmente varicose, dei piccoli vasi cutanei e mucosi, riconoscibili in superficie come fini arborescenze più o meno sinuose, di colorito rosso vivo o rosso bluastro, che scompaiono temporaneamente alla vitropressione. (*)
E' chiaro che il termine capillare non ha qui il suo vero significato anatomico, ma è quella con cui i pazienti e le pazienti chiamano comunemente le teleangectasie. (vedere la foto)


(*): le definizioni indicate con l'asterisco sono tratte dal "Dizionario Medico" Prof E. Lauricella, Istituto per la Collaborazione Culturale.
I disegni sono tratti dall'opuscolo"Flebologia moderna - Futuro senza varici" Prof. G. Donadi, Nuove Edizioni. Disegni del Dott. A. Fedini

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